Dal Passo di Campogrosso per il Sentiero del Boale dei Fondi verso il Rifugio Fraccaroli e Cima Carega

Arroccato su Cima Carega, lo storico Rifugio Mario Fraccaroli ha chiuso temporaneamente i battenti il 16 agosto 2026, lasciando il posto ai “Falegnami ad Alta Quota” per un importante intervento di ristrutturazione che proseguirà fino al 2027. Salire oggi lassù significa salutare quell’avamposto spartano e autentico che abbiamo sempre conosciuto, custodendolo nella memoria prima di scoprire come lo ritroveremo. La salita resta splendida e del tutto agibile, ma richiede oggi totale autosufficienza.

Attenzione: Per tutta la durata dei lavori (fino a fine 2027) il Rifugio Fraccaroli è completamente chiuso. In quota non sono presenti servizi di ristoro, acqua, pernotto o riparo gestito.

Il Gruppo del Carega, cuore pulsante delle Piccole Dolomiti, è un anfiteatro roccioso di straordinaria e severa bellezza, sospeso tra le province di Trento, Vicenza e Verona. Caratterizzato da guglie slanciate, profondi canaloni (i celebri vaji) e aspre pareti di roccia dolomitica, questo massiccio offre un ambiente montano selvaggio e di grande respiro. È il terreno ideale per gli escursionisti alla ricerca di verticalità aeree, panorami sconfinati che nelle giornate più limpide spaziano fino alla Laguna di Venezia, e testimonianze storiche legate alla Grande Guerra.

In particolare, l’ascesa che parte dal Passo di Campogrosso rappresenta uno degli itinerari più classici, verticali e soddisfacenti dell’intero gruppo. Lasciati alle spalle i verdi pascoli del valico, ci si chiude in un paesaggio lunare e imponente, dove il canalone detritico del Boale dei Fondi fa da via d’accesso naturale verso la sommità. Cima Carega (2.259 m), la vetta più alta del massiccio, e l’iconico Rifugio Mario Fraccaroli, arroccato pochi metri sotto la cima come un nido d’aquila, costituiscono la meta perfetta di questa escursione intensa e ricca di spunti fotografici memorabili.

Descrizione dell’itinerario

La partenza avviene dal Passo di Campogrosso (1464 m), dove sorge l’omonimo Rifugio Campogrosso. Nota logistica: nei mesi estivi e nei fine settimana i parcheggi nei pressi del passo si riempiono molto rapidamente; si consiglia di arrivare presto al mattino.

L’escursione si sviluppa come itinerario di andata e ritorno. Dal passo ci si incammina inizialmente lungo la comoda traccia in direzione ovest, toccando in breve il Passo delle Buse Scure (1475 m) e proseguendo all’ombra di un bellissimo bosco di faggi fino a raggiungere la panoramica Sella del Rotolòn (1523 m), che regala una prima magnifica vista sulle guglie del Fumante.

Da qui si imbocca ufficialmente il sentiero CAI/SAT n. 157 (classificato EE – Escursionisti Esperti). Il percorso attraversa in quota la base dei grandi ghiaioni per poi addentrarsi decisamente nel cuore del Boale dei Fondi: un ripidissimo e spettacolare canalone detritico che si risale con pendenza costante e faticosa, serpeggiando tra mughi e sfasciumi. La parte alta del boale si stringe e si face più rocciosa, richiedendo attenzione nel superamento di alcune brevi cenge e roccette, a tratti esposte ma non difficili, fino a guadagnare l’intaglio della Bocchetta dei Fondi (2015 m).

Oltrepassata la sella, il sentiero scende brevemente nel versante del Vallone di Campobrun, dove si intersecano diverse linee e sentieri della rete locale, offrendo la possibilità di deviare verso altri itinerari d’arroccamento. Per mantenere la via principale, si traversa invece verso la vicina Bocchetta Mosca (2029 m), importante crocevia di sentieri. Da Bocchetta Mosca, l’ultimo strappo segue i tornanti di una comoda e spettacolare mulattiera militare della Prima Guerra Mondiale. Con pendenza regolare si risale la testata del vallone fino a sbucare sul crinale sommitale, dove compare la struttura del Rifugio Mario Fraccaroli (2230 m), uno dei rifugi più spartani e ruspanti del Carega, che conserva intatto lo spirito autentico dei presidi d’alta quota. Dal rifugio, una brevissima rampa finale conduce alla vicina croce di Cima Carega (2259 m), punto di osservazione a 360 gradi che lascia senza fiato.

Il rientro avviene ripercorrendo a ritroso il medesimo itinerario di salita, prestando particolare cautela alla discesa lungo il fondo instabile del canalone detritico del Boale dei Fondi.

  • Periodo consigliato: Tarda Primavera / Estate / Autunno (fino alle prime nevicate)
  • Difficoltà: Escursionisti Esperti (EE) / Richiede ottimo allenamento, passo sicuro su terreni detritici ripidi e assenza di vertigini.
  • Statistiche (andata e ritorno):
    • Distanza: 11,6 km
    • Dislivello: 810 m
    • Altitudine min: 1.464 m
    • Altitudine max: 2.259 m
    • Tempo (indicativo): 4 / 5 h totali (escluse le soste)

Nota: Il Boale dei Fondi è un percorso prettamente estivo. In presenza di neve o ghiaccio (fino a inizio estate nei canali più protetti o in inverno), l’itinerario assume carattere squisitamente alpinistico e i canaloni diventano estremamente pericolosi per rischio valanghe, richiedendo attrezzatura specifica (ramponi, piccozza, casco) e massima esperienza. In estate, l’insidia principale è rappresentata dalla fatica del fondo detritico e dai temporali pomeridiani: i bastoncini da trekking sono vivamente consigliati.

Note importanti:
L’autore non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni fornite, né per eventuali cambiamenti delle condizioni dei sentieri, imprevisti o difficoltà che possano insorgere durante l’escursione. Si raccomanda di affidarsi sempre al buon senso e alla prudenza in montagna.
Le escursioni descritte in questo blog sono basate sulla mia personale esperienza e riflettono le condizioni al momento in cui sono state effettuate.
Prima di intraprendere un qualsiasi itinerario in ambiente montano verifica le condizioni meteo (www.meteotrentino.it , www.arpa.veneto.it), la percorribilità dei sentieri (www.sat.tn.it/sentieri/ , www.cai.it), il gestore del rifugio o della struttura più vicina, l’ufficio turistico (www.visittrentino.it , www.veneto.eu) o l’azienda di promozione del turismo di competenza.

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